Poesia

Improvvisazione

22 settembre 2020

Avvolto
da un
impermeabile,
di raffinata,
e parigina
eleganza,
consumava,
il suo,
barattolo di nocciole,
un abitudine,
presa in prestito,
sotto casa,
tra i tavolini,
di un bistrot
dove sedevano
guance
di rugosa,
golosità.

Un abitudine,
mai
restituita,
rubata,
come,
un ladro,
provetto,
che spia,
giorno,
dopo,
giorno,
fino a
quando,
una lampadina,
cancella,
le ombre oscure,
della testa.

In una
frazione,
di momentanea,
spericolata
ebrezza,
con un
fulmineo,
scatto,
di impercettibile,
e felpato,
passo,
si intasco,
l'idea,
di affogare,
completamente,
il palato,
in quella
prelibatezza.

Da quindici,
anni,
allo stesso,
orario,
puntuale,
preciso,
per colmare,
chissa
quale
mancanza,
forse,
un capriccio,
irrinunciabile,
un mattone,
da aggiungere,
spontaneamente,
a ogni
inchino
di giornata,
per rendere,
più pieno,
l'insieme.

Di donne,
ne aveva,
conosciute,
nelle
capitali,
dei barattoli,
alla
nocciola,
caratteri,
diversificati,
modi contrastanti,
di tenere il passo,
di portare,
un acconciatura,
di muovere,
la propria figura,
dentro un tailleur,
o un paio di jeans
di mostrare,
di non apparire,
di eccedere,
nella cosmetica,
o minimalista,
acqua e sapone.

Si era avvicinato,
in sordina,
al matrimonio,
con una certa
Carmen,
presa in
ostaggio,
da un omonima
opera lirica,
ma davanti al
campanile,
di una chiesa
sconsacrata,
scopri,
si accorse,
che
quella relazione,
finita
in un barattolo,
di nocciole,
la stava,
offrendo
allo stomaco,
con l'invenzione,
della sua
scrittura.

Ripiombato
nel,
presente,
una risma,
di pubblicità,
digitali,
una rassegna
stampa,
che di
dormire,
non
né vuole,
sapere,
qualche
stuzzichino,
da impaginare.

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