ebbrezza aorgica

L’ebbrezza di cui parla Nietzsche consiste nell’accettazione della vita in tutta la sua crudele complessità, uno “stato fisiologico” che si pone sotto il segno di Dioniso. Già a partire dalla Nascita della tragedia, il giovane filologo- filosofo affonda lo sguardo in quella dimensione esistenziale per la quale Hölderlin ebbe a coniare il termine “aorgico”, in…

malinconia e tristezza: Cioran

“So perché sono triste, ma non saprei dire perché sono malinconico” (Emil Cioran). La tristezza è un vettore diretto su una causa esterna di cui ho piena coscienza in quanto realtà determinata. La tristezza è inquadrata in uno regione del mondo, non ha un humus totalizzante come quello della malinconia. Qui è il mondo stesso…

I limiti del linguaggio

I limiti del mio linguaggio coincidono con i confini del mio mondo, afferma Wittgenstein nel “Tractatus logico-philosophicus” riecheggiando il celebre incipit de “Il mondo come volontà e rappresentazione” di Schopenhauer. Impossibile affermare alcunché su ciò che sta “oltre” quei confini, ammesso che esista un “oltre”. Ma Wittgenstein non si ferma a una tradizionale confutazione della…

Aurora

Aurora di Nietzsche è un immenso gioco di vertigine. O meglio, è la messa in opera della verità dove l’esercizio speculativo della vertigine si affaccia sull’abisso della morte di Dio.

su Chandra Livia Candiani

I testi poetici di Chandra Livia Candiani ci appaiono come fughe dal rumore del mondo, ma a uno sguardo più ravvicinato si configurano come itinerari nel silenzio cosmico. E’ questo, forse, lo spazio utopico della poesia. Una linea di fuga via dal rumore del noto, un continuo incespicare verso il silenzio dell’Invisibile.

disperazione leopardiana

In alcuni appunti dello Zibaldone datati 1820-1821, Leopardi associa la disperazione a una ‘gioia barbara’ dal sapore dionisiaco. Al contrario di quanto scrive il luterano Kierkegaard nel giro degli stessi anni, la disperazione del Recanatese si carica di una paradossale potenza liberatoria, è una potenza costituente dell’essere. Non il tracollo dell’io su se stesso, ma l’apertura…

eternità e immortalità

La contemplazione dell’ordine necessario del cosmo diventa in Spinoza un processo attraverso il quale la mente umana “si etterna”, per dirla con Dante. Non si tratta più del dogma religioso dell’immortalità intesa come prosecuzione della vita umana in una durata di tempo indefinita, bensì dell’eternità intesa come breccia che irrompe nel continuum storico. Soltanto l’eternità redime dal…

i nomi divini

Nominare Dio equivale a nominare l’Uno, principio fontale di tutte le cose, afferma Pico del De ente et uno. Ma in questo caso nominare non significa determinare l’essenza, attraversarla con gli strumenti dell’umano intelletto, ingabbiarla nelle maglie del linguaggio umano. “Uno” è il nome che esprime lo sgorgare di tutte le cose dal principio ineffabile…

La noia in Emil Cioran

In un suo aforisma, Emil Cioran ricorda l’attacco di noia che ebbe all’età di cinque anni, in un pomeriggio tetro e indimenticabile. Quell’attacco fu il mio primo risveglio alla coscienza, scrive il visionario cantore della disperazione. E’ la noia ad aprire una ferita nell’io, e quindi a determinare un contraccolpo che si fa rivelazione, illuminazione,…

etica ed estetica in Platone

Nel VI libro della Repubblica, Platone adotta il concetto tradizionale di “kalokagathia” come un involucro che viene ad essere riempito di un contenuto inedito, qualcosa di rivoluzionario rispetto al paradigma aristocratico da cui prende le mosse: il modello antropologico della “natura filosofica”. Colui che ha lo sguardo fisso alla natura archetipica degli enti, sottratti alla…