Diario

il "poema sacro"

L'idea di un legame mistico tra Amore, il «dittatore», e il poeta, suo vassallo e scriba, nasce nel solco della tradizione stilnovista. Questo legame in Dante tende a trasfigurarsi nel rapporto tra Dio e lo scrittore sacro, l'agiografo che scrive sotto dettatura. Il termine «dictatio» del resto è un lemma tecnico introdotto dai Padri della Chiesa e ripreso diffusamente dai teologi scolastici. Fin dalla 'Vita Nova' Dante investe la scrittura poetica della stessa dignità che va attribuita all'estensore dei testi sacri, mentre nella 'Commedia' egli rivendica il ruolo di «scriba» che scrive sotto dettatura. Ecco allora che l'idea di un «poema sacro» va presa alla lettera. Come hanno dimostrato i recenti studi di Alberto Casadei e Mirko Tavoni, «Commedia» è il termine che identifica il genere entro cui si inscrive il poema dantesco, e non è affatto il titolo dell'opera. Da qui il mandato profetico rivendicato da Dante: non siamo nell'ambito della letteratura istituzionalmente intesa, in quanto il poeta, elevato all'ordine carismatico degli scrittori sacri, è come un continuatore della Bibbia. Non sorprende, a questo punto, l'elogio di Gioacchino da Fiore pronunciato dallo spirito di san Bonaventura nel canto XII del 'Paradiso'.

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