Poesia

Venezia. Calle Larga

In sogno: eri tornato sul luogo del dolore
in cerca delle tracce del tuo errore.

La stanza era vuota. Le pareti nude.
La luce spenta.

Dai recessi della tua mente sconvolta
si levava il dolce lamento di un violoncello barocco.

Hai riconosciuto subito la sua voce.
Quella voce che un giorno sconosciuta
gioia e sorpresa aveva evocato.
ora accompagnava la tristezza dell’assenza.

Dalla radiolina nascosta sul pavimento
lo speaker recitò infine il nome:
Giuseppe Tartini.

Quel Largo straordinario, nostalgia del dolore,
segna ora un tempo remoto, perduto alla vita.

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