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Dante e la Kabbalah

di

SURREALEX IVANOV


La concezione del Nome di Dio come origine del linguaggio costituisce un'idea centrale della Kabbalah. Dante, nel "De vulgari eloquentia", sostiene che il primo atto linguistico proferito da Adamo, nel paradiso terrestre, sia consistito nell'invocazione del Nome: "El!" Già Umberto Eco, a suo tempo, aveva ipotizzato la possibile matrice cabalistica della concezione dantesca, anche in considerazione del fatto che nella Bologna di fine Duecento le discussioni tra i cabalisti Hillel da Verona e Zerakhya da Barcellona sulla natura del linguaggio primordiale erano note, per lo meno agli ambienti intellettuali del tempo. Le implicazioni sono di grande portata. L'origine archetipica del linguaggio umano consiste nell'invocazione del Padre, all'interno di una dimensione verticale che precede e fonda la dimensione orizzontale della comunicazione tra esseri umani. Parlare, "in principio", significa invocare, pregare, innalzare un ponte linguistico tra il figlio creato a immagine e somiglianza del Padre e il Padre stesso, nella sua infinita potenza di amare.




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