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il pane orzato del Convivio dantesco

di

SURREALEX IVANOV


A conclusione del percorso con cui il "Convivio" introduce i lettori alla mensa filosofica imbandita dall'autore, Dante paragona la lingua italiana, in cui sono scritte le canzoni e il commento che le accompagna, al "pane orzato" destinato a saziare migliaia di convitati, in analogia con il miracolo evangelico della moltiplicazione dei pani e dei pesci. L'inno al volgare, alla lingua italiana ancora giovane, allo stato nascente, si colora di tinte messianiche. L'italiano sarà luce nuova, sole nuovo, che farà tramontare il sole della vecchia cultura dei clerici, il latino. Sorprende il fatto che la posizione di Dante, ai primi del Trecento, sia di gran lunga all'avanguardia rispetto ad alcuni esponenti dell'imminente umanesimo, ancora legati a un culto dei classici latini che per certi aspetti potremmo definire premoderno.




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