PENSIERO


LA POESIA COME MEMORIA DELL'ORIGINE: DANTE ETERODOSSO

Opera scritta da :

SURREALEX IVANOV


Nel "De vulgari eloquentia" Dante elabora una delle sue tesi più eterodosse e meno frequentate dagli studiosi. Benché il primo evento linguistico registrato nella "Genesi" sia il colloquio intercorso tra Eva e il serpente tentatore, è più razionale ammettere che un così nobile atto di parola del genere umano, quale dev’essere considerato il "primiloquium", origine filogenetica del linguaggio umano, sia stato proferito dallo stesso Adamo nella condizione di innocenza e integrità originaria, piuttosto che da Eva indotta in tentazione. La considerazione razionale dello spirito della "Genesi", anteposta al nudo senso letterale del testo sacro, induce Dante a concludere che l’origine del linguaggio, il primissimo atto di parola proferito da Adamo nell’Eden, fu l’esclamazione gioiosa del Nome di Dio, in ebraico "El". L’invocazione gioiosa del nome di Dio proferita da Adamo nell’Eden, subito dopo essere stato plasmato da Dio è la funzione fàtica che custodisce l’essenza della lingua nella sua più elevata nobiltà espressiva. La parola ci è stata donata per lodare il Creatore riconoscendo la paternità del suo Amore, e il cantare dei poeti, «fedeli d’Amore» per definizione, deve essere intonato sulla dimensione eucologica risuonata nel primiloquium. Ecco allora che la poesia non costituisce soltanto un’opera di fondazione mirata a ripristinare la struttura della lingua primigenia. La poesia è un’attività che deve tenere desta la memoria dell’evento originario da cui il linguaggio è scaturito. La poesia è ringraziamento, dono che risponde a dono, esultanza della creatura nei confronti del Creatore e della sua opera. Evidente la matrice francescana dell'idea dantesca di poesia.




condividi su Facebook


avatar

SURREALEX IVANOV