POETI CONTEMPORANEI

NOTTURNA

poi mi venne addosso la notte di quelle a stelle e finestre rotte.
Digiuna cadde – anche la mezza luna. Fra sangue e urina e vetro, larve e vuoto s’ingoiava
l’ancella – con alito a fiori d’asfalto diluiva parole – d’amore spezzando in gola ogni stella.
Cadente si avvolse mondana de drio la mia meridiana, con ascelle pelose e labbra umettate   bava su la poesia colava (come di rana notturna puttana) pensai a un bruco di nostalgia ma era saliva d’ipocrisia.

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