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AL TEMPO DEI MAIALI ERAN SOSPIRI 80

OGNI RIFERIMENTO A COSE PERSONE E FATTI è PURAMENTE CASUALE

In un angolo della volta due stucchinai stavano stendendo con la mestola grassello di calce e polvere di marmo,in un'altra zona erano accatastati i cartoni bucherellati per
imprimere su l'intonaco ancora fresco i contorni delle immagini delle scene che poi
dovevano essere rifinite in affresco,di solito ogni scena portava via una giornata di lavoro,dal riempimento della parte di sinopia che doveva essere affrescata a l'ultima
pennellata di colore.A Michelangelo Buonarroti ogni tanto porgevo un nuovo pennello,
i colori e gli asciugavo il viso madido di sudore,gli sgorgava copioso come l'acqua che zampilla da una sorgente naturale,usavo uno straccio bianco di cotone pulito che cambiavo spesso e l'eccelso artista non finiva mai di ringraziarmi. " Se non avessi te. " Mi diceva umilmente. " Non saprei a che santo votarmi. " Io gli rispondevo che per me era un onore servire un così grande maestro e che in un'altra vita avrei messo insieme quelle esperienze per cercare in qualche modo di imitarlo.Lassù in alto faceva un caldo soffocante,l'aria era ferma e l'afa regnava indisturbata e indisponente,tanto che
svuotavamo bevendo,pozzi interi d'acqua...Riconobbi il luogo e le scene pitturate in affresco,mi trovavo nella Cappella Sistina in Vaticano e stavamo affrescando il
Giudizio universale,anzi lo stava affrescando l'insuperabile maestro,io facevo l'assistente ma dall'espressione parevo contento come una Pasqua,fiero di essere lì,a tu per tu con l'artista più grande che sia mai esistito,anche se la letizia che ostentavo
non risparmiava il mio viso,visibilmente provato,e il mio corpo che trasudava stanchezza da ogni poro della pelle.
Improvvisamente ancora densa bruma m'avvolse portandosi via le coinvolgenti
immagini precedenti,dissolte lentamente per dar spazio ad altre immagini...
Un'altra vita passata e un'altra epoca.Mi trovavo nel piccolo sentiero di una folta foresta e in lontananza stava sopraggiungendo un cavallo al gran galoppo,quasi
irriconoscibile dal gran polverone che alzava...Via via che l'animale avanzava
l'immagine diventava sempre più nitida e satura nei colori,ostentando anche il
cavaliere che al primo impatto visivo non si distingueva...Quel cavaliere
ero ancora io,un ego molto remoto del mio io presente.

OGNI RIFERIMENTO A COSE PERSONE E FATTI è PURAMENTE CASUALE

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CLAUDIO INNOCENTI