POETI CONTEMPORANEI

FIUME STRABICO

Dal verno quei corvi versi ho scacciato / e dal verso mondato quello terso ho filtrato / e in te spargo di passione – rosse icone. / Insieme celale in ogni lievito / d’intimo alito a giugno perso / e verso questo
FIUME STRABICO
     E sorge il tuo sguardo di sole largo a faville squilla e coniugo te d’albe snelle pupilla. Sul mare ribelle un canto zampilla un cocente bagliore un balzo in cuore – è la tua voce spumosa trilla come scintilla corposa da bianca sposa.
     E sorgi e curve sporgi e baleni sinuosi e briosi marosi sussulto nelle tue dune ballerine glicine resine d’oriente e rossi lumi su le affacciate ninfe colline profumi di rari agrumi. Di tepori sbalestri la nostra profonda finestra confine offerto certo, di aurore aperto.
     Dalle stelle parole infinite   nella notte rubo e infilo ne le tue rasate gerle nel tuo fresco sudore crudo nudo è il tuo Fiume Strabico – poetico – da serafica ostrica strabocca.
     Di rosea pesca fiorita nuda e d’alba diamante vestita mi ami nei flutti e io armato di rovente nettuno insieme a maree scoviamo dolci frutti. È la perla amore pescata. È il figlio figlia.
     Danza canta – e grappe d’oro senza spina e senza lavarmi in questa calda mattina il tuo caldo umore forte m’accoglie e dolcemente porta tutto miele della notte di te – labbra de i miei sensi
    pelle di umido furore lingue di tumide gazzelle carne di Eretico Amore.
     E respiro te in ogni mio soffio d’oppio la tua soffice visione alata la lezione ovatta da morbida cerbiatta con ardita folata.
E in cuore lo sguardo si apre sfolgorato rotola vaporoso e lussurioso nel tuo orto setoso di farfalla rosso damasca             ornata          illesa punteggiata da i sottili accesi pudori lievi nei febbrili baci primi celati orfici arcani.
     Vivo è il mio corvo carbone e ha te e in cuore arde d’incenso arabo l’anima ne la tua spezia d’oriente.
     Tu sei Il sapore delle stelle tra Sirio e Orione
     Tu sei il Pane Antico sulla nostra candida terrazza nelle innocenti notti di lucente somiglianza.
E volano giallini pulcini canterini dalla spuma di luna bagnata in noi cigni di nivea cipria sfumata nel tuo corpo gravido dipingo sete evocate sfere e perle vere vergine le accogli
come un petalo di madre che tenue sfiora boccioli
     E lenti librammo ardenti a bionde scintille bollenti fra i veli dei sette cieli c’era una ramata gattina nei gemiti di ragazzina.
     E riaffiorò nel nostro ebbro giardino il profumato zefiro gelsomino. Iniziò di giugno di un sogno l’essenza flagrante che

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