POETI CONTEMPORANEI

LA TREBBIA

e rifiorì lo scheletro bianco nel mio giardino – il bel gelsomino si era in verde già ammogliato. Di spalle l’annoso verdospino si era a gialle punte essiccato.

Iniziò di giugno con un sogno stagno dalla voce ocra ferale la prima trebbia serale a nerastri rastrelli d’abiura sfregiava l’agreste arena di Dio e gialla fuliggine sfocava e inseguiva il fruscio spezzato del campo di spighe spellato.

(a righe di sterpi e stelle giace la notte con vanga e falce vita fumiga fra le dita)

Poi l’acquata si appoggiò e tutto quanto calpestò e a guazzi e a tozzi strizzato attesi ne l’arena annegata e nel mattino rimata la serale trebbia finale.

Poi – gaia venne l’alba come una gravida iena.

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