POETI CONTEMPORANEI

LAUDATO SII O MIO SIGNORE © IRISV

Laudato sii o mio Signore,
nel Cantico di Francesco,
rivolto al sommo artefice di tutte le creature,
per le chiare stelle donate,
la luna, il sole...

Laudato per l'Amore generato,
fattosi martire,
umiliato e agonizzante,
poi trucidato,
barattato col misfatto del peccato.

Eterogenia d'incalzanti sentimenti,
emananti emozioni ridondanti,
discioltesi in lacrimali stille sulle guance,
fin da epoca remota,
a suffragar sublime perfezione,
palesemente trasudante la fede sottintesa,
latente, dell'artista,
espressa nel consacrar il volto della Madre,
nonché del divin Figlio,
scolpiti nel marmoreo blocco inanimato,
arresosi alla ferrea volontà del Buonarroti,
ai suoi sapienti tocchi di scalpello,
atti a raffigurar l'apoteosi dell'amor materno,
conclamante Pietà e Misericordia,
che s'animò di vita,
sancendo avverato l'infausto presagio,
avvallante sospirata speme di rinascita.

Coniugazione di sembianze immacolate,
intrise di strazio e d'afflizione,
sul giovin viso di Maria;
di sonno eterno, su quello di suo Figlio,
il Nazareno,
mirabili,
nel di lei atto di regger sulle gambe
l'adorato corpo dell'Eletto ad Amore universale
a lei sottratto,
arresosi a un profetico disegno prefissato;
di cingerlo, nell'inespresso abbraccio astratto;
nel di lui riverso viso esangue,
addormentato tra mortali grinfie fatiscenti
e adornato da riccioli fluenti,
sparsi sul braccio di colei che fu prescelta;
abbandonate, le discinte, sacre membra,
l'affusolate mani e i piedi, trafitti e dissacrati.

Ha inteso d'esser immortale, il genio,
velando, del mistero dell'attesa designata,
tal istante immaginato,
susseguente, del Cristo destinato, dall'origine del tempo,
a essere immolato, similmente a un agnello.

Vergin Maria,
a palpebre socchiuse,
muta, nel suo dolore immane,
quel palmo della mano verso il cielo,
par implorare Dio, nel suo pensiero:

"Ecco, tutto ciò che hai comandato or s'è compiuto.
Con dolore, rimetto a Te il Figlio amato, martoriato e ucciso,
Tua trascendente Essenza,
con speranza di riaverlo fra le braccia, per l'eternità del tempo.
E così sia."

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IRIS VIGNOLA AUTRICE