POETI CONTEMPORANEI

RIMEMBRAVO

Rimembravo oscurità profonda
spazio senza confini
e io che vagavo leggero,
libero dal peso del corpo
come un palloncino gonfiato a elio
vaga nell'atmosfera oscura.

Sentivo al tatto le cose
ma niente era troppo piccolo
ne troppo grande,
ne alto ne basso.Ogni ostacolo
era superato facilmente
come se fossi stato un refolo di vento.

Camminavo sulle ortiche urticanti,
sui pezzi di vetro spaccati,
sui fondi di bottiglie rotte,
sui carboni accesi dei bracieri,
ma incredibile!...
Non percepivo alcun dolore fisico
ne tantomeno condizionamenti
mentali.

Era come se non esistessi,
ma esistevo...O forse no!...
Però sentivo la mia presenza
come reale,un'ombra nel nulla
dell'astratto invisibile,del concreto
non più denso di una nuvola
di vapore acqueo.

Il vento soffiava sul mio ente,
tutto intorno il fuoco ardeva
ed io,del primo non ne sentivo la brezza,
del secondo nemmeno il calore:
Non capivo bene cosa mi stesse accadendo,
se ciò che stavo vivendo
era la realtà di un sogno
o il sogno della realtà.
Ma era bellissimo.

E più rimembravo
e più vedevo intorno a me
la saggezza di una vita
d'esperienze e di studi.
Ma come avrei fatto
a mettere al swevizio di una nuova generazione
ciò che avevo imparato da una vita?...
Ora che sapevo molto
non potevo niente.
Un macigno di basalto
chiudeva impietoso il mio sapere.
Non si può spostare una montagna
per liberare l'accesso
di una vallata ricca di sole ,di flora
e di fauna.

E più rimembravo
e più il mio ente vagava...
Oscurità profonda,
spazio senza confini,
luce radiosa...Rimembravo.
Rimembravo reminescenze perdute,
ritrovate per incanto
nella bruma fumosa
di un acquitrinio melmoso.
Nel deserto delle cose arse
dove ogni atomo di un granello di sabbia
reidratava il loro cuore
e il tempo formava una sacca
dove le cose belle
si nascondevano cautamente
per non provocar gelosie.

Rimembravo...Una luce radiosa...
Un vortice...Un brivido di freddo
s'impadronì nuovamente del mio spirito.
Ero nudo,un nuovo corpo incapsulava
la mia anima...Non vedevo che il buio
di ombre,ma percepivo il calore
di presenze amiche vicine.

Rimembravo.
I ricordi svanivano velocemente
insieme alla saggezza
acquisita in una vita
d'esperienze e di studi.

Rimembravo.
Ma non potevo parlare per chiedere aiuto.
Tutto il mio passato stava svanendo
nel deserto delle cose arse,
il mio tempo di un tempo si nascose
cautamente nella sacca delle cose belle
per non destar insonnia negli invidiosi.

Rimembravo.
L'oblio s'impadronì della mia mente,
la notte lasciò il posto a una nuova alba.

Rimembravo.
Ma i ricordi vergini
si fermavano allo scandir di una sillaba
senza senso...Ora che avrei avuto bisogno
di saggezza non sapevo neanche chi ero...
Avevo paura,tanta voglia di piangere
di gridare,tanta voglia di coccole...
Avevo fame.

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CLAUDIO INNOCENTI