POETI CONTEMPORANEI

NO, DICO DI NO!

Un genocidio è un eccidio di genere.

Tutta la Terra ha conosciuto l’Olocausto,
il genocidio dell’umanità
e la vergogna dello sterminio:
di indigeni d’Africa, d’America, d’Oceania,
di uomini, donne, anziani e bambini,
milioni di vite straziate,
di sogni spezzati
gettati in putride fosse;
stermini coloniali
sulle rive di ogni Oceano
di nativi innocenti
in ogni continente:
indios e indiani,
aborigeni e polinesiani,
popoli d’Africa
razziati di tutto.

Basta un solo giorno alla memoria?
No, dico di No!
non basterebbero quelli d’un anno intero
per contare i milioni di morti
di una somma troppo lunga
di luoghi e di storie,
e di vite perdute,
e di eccidi ripetuti;
genocidi di armeni, curdi,
ucraini, polacchi,
cristiani, musulmani,
di interi villaggi
distrutti nei Balcani,
fosse comuni d’odio
e fetide di massacri di civili
e di pulizia etnica;
Hutu massacrati da Tutsi in Burundi,
Tutsi massacrati da Hutu in Ruanda,
stermini di massa
di popoli abbandonati,
perseguitati, deportati,
di uomini, donne, anziani e bambini,
intellettuali e contadini,
e pastori erranti dell’Asia;
Holodomor, Shoah,
parole di morte
tramandate dalla storia,
e geografia di pena
abbracciata a monumenti di dolore:
Katyń, Srebrenica, Darfur,
lager, gulag, foibe,
pronunce spinose di nomi
avvolti a fili spinati:
Buchenwald, Auschwitz,
campi di concentramento
d’odio e malvagità,
campi di sterminio,
Olocausto dei giusti.

Gli stermini delle bombe:
Little Boy e Fat Man,
che assurdità quei nomi
su Hiroshima e Nagasaki,
il napalm del Vietnam,
la pioggia di ferro e di piombo
di morte caduta a grappoli dal cielo
su interi villaggi,
case, scuole e ospedali
e centinaia di migliaia di morti civili,
un olocausto senza fine
che stende il drappo nero della morte
su massacri di guerre dimenticate
nell’indifferenza dell’ipocrisia collettiva.

No, dico di No!
non può bastare un solo giorno alla memoria,
se per il resto di molti altri
restiamo orfani di storia
a masticare tutta questa indifferenza,
in altri giorni
vuoti di memoria.

Non è forse un olocausto la pena dei rifugiati?
il naufragio dell’umanità
di profughi e migranti
ammassati in barconi di speranza,
somali, etiopi, eritrei, curdi, siriani, saheliani,
uomini in fuga da vita straziate.

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