Diario

Ulisse senza “nostalgia”

L’interpretazione “nostalgica” dell’Odissea, la cui matrice neoplatonica è ben nota, procede dall’idea secondo cui tutte le peripezie di Ulisse costituiscono altrettanti inciampi rispetto al vero scopo del viaggio, il ritorno a Itaca, il rimpatrio. Ma il motore del viaggio, non potrebbe consistere nell’attrazione che Ulisse prova nei confronti delle forze del caos? Cosa lo spinge a entrare nell’enorme tana di Polifemo, ignorando e sbeffeggiando i prudenti consigli della sua ciurma? Non dovremmo rovesciare l’interpretazione nostalgica del mito? Ignorando felicemente il testo di Omero, Dante trasforma Ulisse nell’archetipo del temerario consegnandolo a un viaggio senza ritorno “di là dal sol nel mondo sanza gente”. Nessuna nostalgia della patria, nessuna volontà di chiudere il cerchio anima l’impeto dell’eroe greco, bensì un eroico furore – bruniano ante litteram – che lo spinge a collocarsi sugli estremi. Oltre ogni limite dettato dalla prudenza ciurmesca.