Silenzio.

Nelle pause della tua voce cerco l'anima mia che hai lacerato in pochi minuti.
Tu sei la mia fame il mio cibo.
Sei l'incubo e il sogno che vado cercando di notte per averti accanto e il giorno per assopire il mio tormento.
La testa viaggia sola in questo corpo vuoto che vomita te a sprazzi come tossica di quel che è stato.
Nessun dio ascolta il mio urlo di abbandono, di rabbia, di ferita aperta mentre tu vivi nella vigliaccheria.
Silenzio più acuto di un sì bemolle che rimane vibrante e io scivolo via, persa senza anima.

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