14 RACCONTI
NUNZIA

                                                                                 NUNZIA


Filomena e Umberto, in quel giorno della tarda primavera del 1936, erano proprio felici.Era il giorno del loro matrimonio, e il padre di Filomena aveva macellato per l'occasione un bel vitello. Era un matrimonio di campagna.Con tutta quella carne  avevano preparato il pranzo di nozze. Arrosto ,cotolette, polpette, pasta fatta in casa con abbondante sugo e polpettine.Con la loro farina e il miele erano stati preparati tanti  dolci. Era riuscito tutto bene. Ma quella armonia agreste durò pochi anni. Ebbero uno dietro l'altro tre figli maschi. Nel 1940 Umberto fu chiamato alle armi nella campagna d'Africa. Filomena rimase con i tre bambini ,e il quarto in arrivo. Era una situazione veramente difficile. Per sopperire a tutte le difficoltà  della vita quotidiana,e visto che i suoi suoceri e i vecchi genitori vivevano in casolari vicini  , si riunirono in una sola casa, così si davano una mano fra loro a coltivare i campi e crescere i bambini. Filomena ebbe una bimba che chiamò Nunzia.Così coltivavano l'orto ,allevarono conigli e galline, producevano il miele, e riuscivano a fare una buona seta visto che nella loro campagna c'erano tanti alberi di gelso. Con le otto capre che avevano riuscivano ad avere latte per i bambini, con quello che avanzava facevano formaggio e ricotte. Solo la farina non era a sufficienza, così una volta al mese, Filomena e Cesare andavano al mercato in paese a vendere ricotte, miele e matasse di seta.Con il ricavato compravano farina e qualche pezzo di stoffa. Umberto fu uno di quelle migliaia di soldati italiani che sopravvissero al primo attacco degli inglesi,   furono fatti prigionieri e trasferiti in Sud Africa in un campo di prigionia.Riusciva  comunque una volta ogni tre mesi a scrivere una lettera censurata alla famiglia. Così a casa almeno sapevano che era vivo. Con  quelle lettere mandava notizie in paese sulla sorte dei molti paesani.  In tutti quegli anni Filomena riuscì ad organizzarsi, con il lavoro nei campi e gli animali,in modo tale che la sua dispensa era sempre piena di ogni conserva. E nei periodi cruenti, quando in paese erano rimasti pochi anziani, con le altre donne coltivavano i campi con patate, fagioli, ceci e granturco. Ma arrivò il tempo in cui tutti dalle campagne e dal paese dovettero sfollare e andare sulle montagne. Il paese era troppo vicino la costa e gli alleati stavano per sbarcare. Così in piena notte ad un segnale stabilito tutte quelle persone, con carretti, asini e qualche bue si mossero verso le alture. Erano donne , anziani, bambini . Si portarono dietro quello che poterono,animali, farina, legumi. Filomena con tutta la sua famiglia dovette seguire questa folla. Dall'alto della montagna, videro bene quello che stava succedendo sulla costa, quella città sul mare veniva   bombardata. Tutta la valle fino al mare era illuminata dai razzi e dalle esplosioni. Rimasero su in quel paese per qualche mese, vennero sistemati nelle aule delle scuole e nelle cantine. Tutti i cittadini locali diedero quello che avevano. Le donne si dedicarono alla raccolta di castagne noci e nocciole. Gli anziani erano rassegnati, le donne impavide e risolute, i ragazzi inconscienti, i bambini terrorizzati.


Dopo qualche mese tutti i paesani poterono ritornare nei loro paesi e campagne,Filomena con la sua famiglia ritornò ai suoi orti e il casolare.


Finalmente la guerra finì, Umberto per lungo tempo aveva dato sue notizie, ma proprio sul finire della guerra, le lettere diventarono sempre più rare. Ormai a guerra finita speravano che Umberto ritornasse. Passò un anno. Sentivano spesso di navi che arrivavano a Napoli  dal Sud Africa, piene di reduci. Il tempo passava e di Umberto nessuna notizia.


Nel tardo pomeriggio di una sera d'estate, la piccola Nunzia, che aveva ormai sette anni,prese la brocca e scese giù nella valle per riempirla di acqua fresca dalla sorgente .Filomena la lasciava andare perchè sapeva che in quella radura ,così fresca a quell'ora scendevano i tre ragazzi per pascolare le capre. Nunzia arrivò nei pressi della fonte,lasciò la stradella,uscì dai cespugli,quando vide a lato della sorgente i tre fratelli che stavano intorno ad un uomo, il più piccolo gli trottorellava intorno. La piccola ,spaventata, lasciò cadere la brocca, e corse piangendo a casa. Qui cercò di raccontare a singhiozzi che i fratelli erano con un uomo nero e strano. I nonni e  Filomena cercarono di capire di chi si trattasse, nel frattempo si sentivano rumori inconsueti. Filomena prese di getto un bastone  pensando che i figli stessero correndo un pericolo e corse verso il campo. Fatti cento metri, si fermò di colpo, buttò il bastone e guardò l'uomo. I tre ragazzini avanzavano con lui al centro, i due più grandi, uno teneva uno zaino, l'altro una vecchia giacca. Il più piccolo non riusciva a stare in linea, trottorellava intorno all'uomo, e ogni tanto si attaccava all sua gamba. Filomena si avvicinò. Con tenerezza accarezzò il volto dell'uomo. Solo Nunzia continuava a piangere. Ma sua nonna che aveva capito tutto ,si chinò verso di lei, e accarezzandole i capelli,le disse con un fil di voce   :   Nunziatina, Nunziatina, quell'uomo è mio figlio, è tuo padre, è la pace.   


                                       Da una storia vera                      


                                                                                          Maria  Antonia Gariano