14 RACCONTI
FLORA

Flora
Questa che vi sto per raccontare sembra una storia un po’ triste, ma io la ritengo un omaggio
alla medicina e alla ricerca scientifica.
Nella primavera del 1949,la giovane  Flora proveniente da un piccolo paese della provincia,viene ricoverata nel sanatorio della città. Certo la famiglia le stava vicino, ma era consapevole che quello era l’unico sistema per poter guarire da quella malattia. Erano tempi difficili, per chi si ammalava di tubercolosi l’unica soluzione era entrare in sanatorio, ma chi vi entrava non sapeva quando ne usciva e in che modo. Tutto dipendeva dallo stadio della malattia e da varie condizioni socio-sanitarie. Ed fu che in questo posto a dir poco romantico che  Flora conobbe  Giuseppe e fra loro fu grande amore e passione. Di li a pochi mesi  Flora rimase incinta ,tanta fu la preoccupazione e il malcontento dei famigliari, ma rimasero accanto alla figlia per aiutarla. Dopo nove mesi  Flora partorì ed ebbe un maschio e sanissimo.  Flora comunque,piena di paura e di dubbi per l’avvenire di quel bimbo gli diede il nome di  Giuseppe,così pensava lei “se noi moriremo almeno lui porterà avanti il nome del padre” e decise di affidare il piccolo alla madre, che subito se ne prese cura. 
Da quel giorno videro pochissime volte il bambino e continuarono a vivere e curarsi nel sanatorio e sicuramente entrambi non avevano nessuna speranza di poter pensare ad un futuro per tutti e tre.
Ma non avevano fatto i conti con il progresso della medicina, da pochi anni si stava usando un nuovo ritrovato la STREPTOMICINA, e loro furono curati con questo nuovo farmaco, e guarirono.
Dal giorno in cui avevano affidato il piccolo alla madre erano passati tre anni.
Appena usciti dal sanatorio si ripresero il pargolo e si sposarono. Vissero insieme per 45 anni ed ebbero un altro figlio. Negli anni di sanatorio avevano imparato tante cose che usarono nella loro vita quotidiana. Io li ho conosciuti e posso dire che la loro esperienza in sanatorio li portava a vivere come se ogni giorno fosse un nuovo giorno che avevano conquistato al loro destino.

Scritta da Maria Antonia Gariano